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Capitolo 2

 

LA PUBBLICAZIONE DEL TEXTUS RECEPTUS

AL TEMPO DELLA RIFORMA

 

Sulla base di lunghi anni di studio, il dotto umanista Erasmo da Rotterdam, un eccellente conoscitore della lingua greca, avendo trovato in molte biblioteche manoscritti del NT, ne aveva curato un’edizione, che nel 1516 fu pubblicata dall'editore Frobenius di Basilea. Essa derivava da mss. provenienti dalla tradizione del MT.

 

I fautori della critica testuale sostengono che Erasmo abbia agito in fretta, incorrendo in diversi errori. Al contrario il TR di Erasmo non fu un lavoro abborracciato, dettato da bassi motivi d'interesse. Egli, il più grande erudito del suo tempo, per anni si era occupato del testo greco del NT, aveva intrapreso viaggi alla ricerca di manoscritti e ne aveva anche fatto una traduzione in latino. Essendo egli stesso a conoscenza della maggior parte delle varianti preferite oggi dalla critica testuale, le aveva respinte come false.[2] Sebbene formalmente egli non abbia mai abbandonato la Chiesa Romana, aveva molto più rispetto per la Bibbia come Parola rivelata da Dio che non gli odierni critici del testo, e suo ardente desiderio era che le persone semplici potessero essere in grado di leggere il Nuovo Testamento[3]. Dio, attraverso la Riforma, dispose che il suo desiderio divenisse realtà.  La sollecitudine con cui egli approntò la prima edizione del TR fu veramente provvidenziale se si pensa che appena un anno dopo, nel 1517, ebbe inizio la Riforma. Il TR preparato da Erasmo fece da base per la traduzione di Lutero del NT, pubblicata nel 1522, ed anche per il NT della Bibbia di Zurigo (“Froschauer Bibel”) del 1529. Il convertito editore Robert Estiennes, detto Stephanus, fra il 1546 ed il 1551 pubblicò parecchie edizioni del NT greco, migliorando in alcuni punti il testo di Erasmo. Anche il riformatore svizzero Teodoro di Beza e gli editori olandesi Elzevir pubblicarono, fra il 1565–1604 e fra il 1624–1678 numerose edizioni di questo testo.

A ragione si può dunque parlare di Textus Receptus della Riforma. Esso fu accettato da tutti i Riformatori (alcuni dei quali, come Teodoro di Beza, avevano condotto accurati studi sui manoscritti) ed anche da altre correnti riformatrici, come quelle dei Valdesi, degli Anabattisti e degli Hussiti. Tutti riconobbero come un provvidenziale intervento di Dio l'aver preservato e protetto questo testo in Oriente, per farlo poi arrivare integro in Occidente.

 

Per il provvido volere di Dio fu proprio il TR a diventare la base di tutte le Bibbie della Riforma, quindi non soltanto della Bibbia di Lutero, di quella di Zurigo e della King James, ma anche della Bibbia di Olivetan, della Bibbia di Osterwald (queste due in lingua francese), della spagnola Reina-Valera, della nostra Diodati, delle Bibbie olandesi e di molte altre. In base al principio che la sola Scrittura costituisce la più alta autorità per i credenti, il TR divenne in un certo senso la norma vincolante per l'insegnamento e l'evangelizzazione.

 

Origini del testo greco-bizantino (MT)

 

Il MT proviene da un vasto territorio (Asia Minore e Grecia) in cui molte delle prime comunità cristiane erano state fondate dagli Apostoli stessi. Esse possedevano gli scritti originali oppure copie conformi ad essi. In queste regioni (forse fino al II sec.) operò Timoteo, a cui l’apostolo Paolo aveva affidato l’incarico di custodire la Parola di Dio (cfr. 2 Tm 1:13-14). Fino al 90 circa vi fu la presenza dell’apostolo Giovanni, un testimone autorizzato della sana trasmissione della Parola.

Pertanto qui esistevano le migliori premesse per una fedele trasmissione della rivelazione neotestamentaria, con la diligente collaborazione dei copisti. Nel I secolo in quasi ogni comunità cristiana c’erano credenti giudei. Ora sapendo come i loro copisti erano presi da santo timore e con quanta scrupolosità trascrivevano ogni parola e ogni singola lettera della Scrittura, possiamo presumere che nelle chiese lo stesso rispetto accompagnasse anche la trascrizione e la trasmissione dei testi del NT.

 

Per giunta, per molti secoli questa terra funse da centro del Cristianesimo, come affermano gli stessi Kurt e Barbara Aland: “Che l’Asia Minore e la Grecia, i centri del primo Cristianesimo, abbiano esercitato un influsso importante, anche se non decisivo, sullo sviluppo del testo neotestamentario, è un fatto certo”.[4]

 

A questo punto, tenendo presente 2 Timoteo 1:13-14, è superfluo ricordare con quanta cura i credenti dei primi secoli, sotto la guida dello Spirito Santo, si tramandavano gli scritti ispirati del NT. Garantiti come copie fedeli e autentiche, venivano scambiati fra le chiese e letti con venerazione. Gli Apostoli e i loro collaboratori sicuramente vi esercitavano la loro vigilanza. Le Scritture erano regolarmente lette, in special modo nelle radunanze (cfr. Co. 4:16) imprimendosi nella loro mente.

Così nel cuore del cristianesimo apostolico, nel corso di 30-40 anni, poté stabilirsi una fidata trasmissione del testo autentico, prima che vi potessero penetrare influssi nocivi o falsificazioni. I credenti erano in grado di riconoscere e respingere le copie falsificate.

Ed anche se in queste regioni vi penetrarono gli eretici, quali per esempio gli origenisti e gli ariani, questi si attennero al testo comunemente accettato, non osando mutilarlo o alterarlo come avevano fatto i loro coeretici di Alessandria.

 

Sotto la vigilanza dello Spirito Santo, il testo fedele agli originali, il MT, si diffuse in maniera tale da essere accettato da tutte le chiese, a differenza di quello con le varianti alessandrine. Noi possiamo vederci la fedeltà di Dio alle sue promesse. Anche se la Chiesa greco-ortodossa decadde dalla vera fede, analogamente alla Chiesa cattolica occidentale, pur tuttavia, per disposizione divina, essa divenne la custode del testo originale, esattamente come gli increduli rabbini del Medio Evo furono i custodi del testo ebraico dell’Antico Testamento.

Nel clima umido dei paesi mediterranei i mss. su pergamena o papiro avevano una durata che non andava oltre i 150-200 anni (tenuto conto che essi venivano continuamente usati), e quindi dovevano essere sostituiti da altre copie. Pertanto si spiega come il MT ci sia pervenuto attraverso mss. relativamente tardivi.

 

La grande fedeltà al testo originale si deduce anche dall’uniformità del testo, riscontrabile nelle molteplici copie a noi pervenute da località molto distanti fra di loro. Quindi possiamo affermare che un ms. bizantino del XIV secolo è una copia più fedele all’originale che non un ms. alessandrino del II secolo. Analogamente, per quanto riguarda l’AT, gli studiosi ritengono più fidato il testo Masoretico che non i più antichi mss., anche se il primo è affidato a mss. tardivi del X secolo.[5]

 

I frutti del Textus Receptus

 

C'è un significativo parallelismo fra il testo base del NT e quello dell'AT. Quest'ultimo è il testo “Masoretico” delle Scritture ebraiche. Esso fu trasmesso attraverso molti accurati mss., dotati di una stupefacente affidabilità. Iddio, secondo la sua Parola in Romani 3:2 (“gli oracoli furono affidati a loro”), si servì degli Ebrei per conservare e trasmettere inalterata la sua Parola. Anche il testo base dell'AT ci viene da mss. relativamente tardivi (X secolo), ma divinamente preservati integri e immuni da errori. Perciò tutte le Bibbie della Riforma ebbero a base per il loro AT il testo Masoretico. Per contro le Bibbie della critica testuale preferiscono spesso al testo masoretico le antiche traduzioni, come la “Septuaginta”, col pretesto di miglioramenti del testo.

 

La Riforma segnò il punto decisivo di rottura col passato e l'inizio della diffusione della Parola di Dio. Nella Confessione di fede di Westminster del 1647, viene così formulata la fede di quei credenti: “L'Antico Testamento in ebraico (...) e il Nuovo Testamento in greco (...) sono autentici perché dati direttamente da Dio e conservati mediante la sua speciale provvidenza e vigilanza per tutte le età”.

Nelle lotte spirituali di quel tempo, i credenti furono fermamente convinti che la mano di Dio aveva guidato i curatori del testo della Riforma, per dare ad essi una solida base per la loro fede.

 

I frutti delle Bibbie della Riforma sono le innumerevoli anime salvate e i numerosi risvegli da esse suscitati. La Parola che Whitefield e Spurgeon, Wesley e Edwards, Hofacker e Krummacher, Harms e Schrenk annunziavano, la Parola che uomini come David Livingstone o Hudson Taylor, Ludwig Nommensen o Samuel Hebich portarono tra i pagani fu il TR del NT.

 

Un gran numero di movimenti benedetti da Dio, quali il movimento dei Fratelli nei suoi fruttuosi inizi, il Pietismo, il movimento Battista, ebbero come base le Bibbie della Riforma. Ciò naturalmente non significa che grazie ad una Bibbia moderna non possano avvenire delle conversioni e non si possa essere benedetti da Dio (l'autore e il traduttore sono fra questi), ma l'introduzione delle Bibbie delle critica testuale non a caso coincide col doloroso appiattimento e col declino spirituale delle assemblee cristiane.

 

[2] Hills, King James Version, pp.194-199.

[3] Cfr. la sua introduzione al NT greco del 1516 in Wegbereiter der Reformation, Wuppertal 1988, pp.527-537.

[4] Aland/Aland, Der Text, pp. 62/63 e 77.

[5] Cfr. Ernst Wuerthwein, Der Text des A.T., Stuttgart 1952, pp.19 e 83.

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