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Capitolo 1

 

L'IMPORTANZA DEL TESTO GRECO DI BASE

PER LE TRADUZIONI ITALIANE DEL NUOVO TESTAMENTO

 

Ogni edizione del Nuovo Testamento[1] in una lingua moderna è la traduzione di un testo greco. Il testo di base, o testo fondamentale, deriva a sua volta dagli oltre 5000 manoscritti (mss.) greci del NT a noi pervenuti. Essi sono tutti copie di precedenti mss., i quali alla fine risalgono agli scritti originali.

Il testo di ogni traduzione viene determinato dal testo greco di base utilizzato. Pertanto per il lettore della Bibbia è importante conoscere quale testo greco sia stato usato per la traduzione del NT della sua Bibbia.

 

Le traduzioni della Bibbia al tempo della Riforma e il “Textus Receptus” (TR) del NT

Le principali traduzioni della Bibbia nelle varie lingue europee risalgono al tempo della Riforma. Allora, per grazia di Dio, la Sacra Scrittura divenne accessibile ai vari popoli europei nella loro lingua.  Il tetro dominio della Chiesa Romana, che celava agli uomini la Verità rivelata soffocando con violenza sanguinaria ogni tentativo di traduzione della Bibbia, ricevette un freno in molti paesi. Nei secoli che seguirono, la Parola di Dio, liberamente accessibile, recò meravigliosi frutti di salvezza. Essa venne tradotta in un sempre maggior numero di lingue. Milioni di esseri umani, in tutto il mondo, furono raggiunti e illuminati dalla Parola di vita tramite i messaggeri dell'evangelo che Dio suscitò. La Sacra Scrittura divenne per molti popoli la loro suprema autorità.

 

Dal tempo della Riforma sino alla fine del XVIII secolo, tutte le traduzioni protestanti della Bibbia, quali ad esempio la Bibbia di Lutero, la Bibbia di Re Giacomo (King James Version), la Bibbia di Diodati, si basarono, per quanto riguardava il NT, su un solo e medesimo testo greco, il cosiddetto Textus Receptus, cioè il testo ricevuto da tutti, da tutti accettato. Curato e fatto stampare dall'umanista olandese Erasmo da Rotterdam nel 1516, era stato accolto da tutti i Riformatori come un dono di Dio, degno della massima fiducia. Milioni di credenti, anche se appartenenti a denominazioni diverse, unanimemente lo riconobbero come Parola di Dio.

Così il TR, per oltre 350 anni, fu l'indiscusso e affidabile fondamento della fede per tutti i credenti.

 

La critica del testo e le nuove Bibbie

 

Nel XIX secolo fece la sua comparsa nelle chiese e fra i teologi la cosiddetta critica del testo. Essa pretendeva di ricostruire un migliore testo di base, più conforme al testo originale, attraverso l'esame dei singoli manoscritti e con criteri scientifici.

Furono presi allora in esame alcuni mss. molto antichi, i quali in molti punti divergevano dal TR della Riforma. Famosi critici testuali del XIX secolo furono Costantin von Tischendorf, Brooke Foss Westcott e Fenton J.A. Hort. Westcott e Hort contrapposero al TR un’edizione critica del NT greco contenente numerose omissioni e variazioni rispetto al testo in uso da secoli. In seguito acquistò sempre maggiore importanza l'edizione del critico tedesco Eberhard Nestle, il cui lavoro venne poi proseguito da Erwin Nestle e da Kurt Aland. Oggi l'edizione “Nestle-Aland” del NT in lingua greca è il testo standard seguito dai teologi, dai traduttori e revisori della Bibbia, dalle Società Bibliche nonché dagli istituti biblici. A poco a poco le trasformazioni introdotte dalla critica del testo sono penetrate nelle varie edizioni della Bibbia.

Con la pubblicazione della English Revised Version del 1881, che doveva sostituire l’Authorized Version (Bibbia di Re Giacomo) del 1611, per la prima volta venne messo a base di una grande traduzione della Bibbia un testo greco redatto secondo i princìpi della critica testuale. In Italia, nel 1916, Giovanni Luzzi revisionò con gli stessi criteri la Bibbia di Giovanni Diodati, e si ebbe la Riveduta.

Pur tuttavia queste revisioni non incontrarono il favore di tutte le chiese. Tuttora la Bibbia di Re Giacomo è apprezzata e preferita da un gran numero di credenti di lingua inglese. Lo stesso per quanto concerne la Bibbia Diodati in Italia.

La Bibbia di Lutero, nelle sue varie edizioni fino al 1912, fu pienamente conforme al TR. Nel 1912 vi furono introdotte alcune varianti. Ma con la revisione del 1956 vi fece il suo ingresso tutta la critica testuale.

 

Textus Receptus o Nestle-Aland ?

Il lettore della Bibbia può dunque disporre di due diverse specie di traduzioni del NT: quelle che fanno riferimento al testo greco della Riforma (TR) e quelle che si basano su un testo scientifico-critico, più corto e con diverse varianti (NA). Per la maggior parte dei lettori le differenze passano quasi inosservate. Ciò dipende in parte dal fatto che più dell’80% del testo neotestamentario non viene toccato dalle differenze.

Purtroppo molti credenti e gli stessi predicatori non sono a conoscenza dell'opera nefasta compiuta dalla critica testuale e ciò che sta dietro la revisione delle nostre Bibbie. Quando viene presentata una revisione o una nuova traduzione della Bibbia, si spiega che per il NT si è fatto ricorso al più fedele testo greco secondo le più aggiornate conoscenze scientifiche, e la maggior parte dei lettori ne è soddisfatta. Ad essi del resto non si dice di più.

Ma domandiamoci: il testo greco della Riforma, grazie al progresso scientifico e alle nuove conoscenze, è da considerarsi come un ferro vecchio da buttar via? E' veramente inaffidabile e ormai superato dalla scoperta di manoscritti più antichi?

In realtà ci sono validissimi motivi per difendere il testo della Riforma e per ritornare ad esso. Il TR usato dalla Riforma per le traduzioni del NT deriva dalla vasta corrente di manoscritti bizantini che risale fino agli originali. Esso concorda sostanzialmente col testo di circa il 90% degli oltre 5000 manoscritti del NT, i quali vanno sotto il nome di “Koine”, “Testo bizantino” o “Majority Text”.

Tutti questi manoscritti stanno a testimoniare l'unico testo riconosciuto per secoli nelle regioni in cui si parlava la lingua greca. Questa ininterrotta trasmissione del testo, attraverso i vari mss., sfociò dopo 14 secoli nel TR. Si può dunque a ragione affermare che il TR rappresenta una codificazione del testo bizantino o MT.

Il MT rappresenta una tradizione, una trasmissione del NT, che ebbe il suo punto di partenza nelle chiese della Grecia e dell'Asia Minore del I secolo. Essa, nei secoli successivi, si perpetuò e si allargò in un gran numero di manoscritti. Già nel II secolo è documentata questa trasmissione del testo attraverso i più antichi mss. su papiro, le citazioni da parte dei “padri della Chiesa” e le traduzioni, prima fra tutte la siriana Pescitta.

Il MT fu quello riconosciuto dalla maggior parte dei Cristiani di lingua greca. Pertanto circa il 90% di tutti i mss. oggi conosciuti contengono questo medesimo testo.

Dopo la caduta di Bisanzio (Costantinopoli) questi mss. furono portati in Occidente suscitando l'interesse per il testo greco del NT in quelle regioni ove si conosceva quasi esclusivamente la traduzione ufficiale della Chiesa Romana, la latina “Vulgata”.

 

[1] Nel corso della trattazione saranno usate le seguenti sigle:

NT = Nuovo Testamento; AT = Antico Testamento

TR = Textus Receptus

MT = Majority Text (Testo della Maggioranza)

NA = Nestle-Aland (Testo critico greco)

ms. = manoscritto; mss. = manoscritti